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Il mondo che vorrei

Editoriale di Fabio Mascia, segretario generale Fillea Cgil di Brescia. 


Era il 1968 quando Jimmy Fontana ha inciso la canzone Il Mondo. Il ritornello - quasi un tormentone per quell’anno - recitava così: "Gira il mondo gira, nello spazio senza fine…". Erano gli anni delle proteste studentesche e dei lavoratori. Il mondo era in fermento, donne e uomini che manifestavano e scioperavano per la conquista di diritti del lavoro, della determinazione e della libertà di pensiero. Il movimento per la pace e il movimento femminista, che cercavano di uscire dalla retrograda mentalità maschilista del tempo.

Erano gli anni dei Beatles e dei Rolling Stones, che hanno cambiato con la loro musica la moda, le idee di intere generazioni. Erano gli anni di Martin Luther King, della lotta all’uguaglianza negli Stati Uniti d’America con le rivolte pacifiste contro la segregazione razziale, attraverso una delle frasi più iconiche al mondo I have a dream! Ho un sogno, quello di poter vedere i neri e i bianchi vivere senza discriminazione. Erano gli anni dell’anticonformismo, i giovani uscivano dalle logiche che i padri avevano sempre avuto, erano anni di confronto e di voglia di libertà. 

Erano gli anni del primo uomo sulla luna, che per la prima volta poteva osservare il mondo dallo spazio, una sfera azzurra nell’immensa oscurità. Il mondo era in qualche modo un luogo da scoprire e da difendere, già si cominciava a discutere di ecologia e di animali in via di estinzione, di scioglimento dei ghiacciai, di riscaldamento globale, di desertificazione… 

Era un mondo ed erano anni che forse ricordiamo con troppa nostalgia. Certo, la nostalgia arriva quando pensiamo a qualcosa che ci ha fatto in qualche modo stare bene, e ci faceva respirare aria di cambiamento per il bene di tutte e tutti. Oggi il mondo gira sempre nello spazio senza fine, ma ad una velocità quasi insostenibile.

Le persone vengono trattate e considerate dei numeri di soggetti utili al consumo di beni. Persone che secondo algoritmi costruiti con l’intelligenza artificiale guidano masse di consumatori a fornirsi di questo o quello, senza che qualcuno si accorga del grande imbroglio. Offuscamento generale delle menti pensanti, la rivolta intellettuale è ormai un ricordo lontano, scioperi e manifestazioni vengono visti come sovversivi e lesivi, anche da chi è il motivo della protesta o dello sciopero. 

Viviamo la guerra come un problema che non ci riguarda. Negli anni 60/70 invece, era un problema, eccome se lo era, perché si aveva la coscienza e l’indignazione che la morte e la guerra fossero orribili. 

Oggi perdiamo diritti, li perdiamo non solo a favore dei ricchi padroni del mondo, ma soprattutto (non ci si spiega il motivo) perché le lavoratrici e i lavoratori hanno perso la strada, non sapendo più quale sia la parte giusta. 

Una volta negli anni 60/70, anni di conquiste operaie e studentesche, le persone sapevano molto bene, senza aver bisogno di troppe spiegazioni, quale fosse la loro parte giusta per il posto che avevano nel mondo. 

Non si può spingere solo l’acceleratore
guarda un po’, ci si deve accontentare
qui si può solo perdere
e alla fine non si perde neanche più 

[Il Mondo Che Vorrei - Vasco Rossi]

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