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Diritto di sciopero a rischio

Cgil: portare l’intervallo a venti giorni vuol dire che restano alla fine solo 10 giorni l’anno per poter scioperare per trenta sigle sindacali. Il problema degli scioperi nei servizi pubblici si risolve senza intaccare il diritto di sciopero ma con una legge di rappresentanza che mette in forma pubblica la certificazione della rappresentanza sindacale


“Una Commissione di garanzia che con una delibera supera un accordo unilateralmente firmato dalle associazioni imprenditoriali e sindacali sugli scioperi nel trasporto pubblico locale fa una scelta di parte sul diritto di sciopero, scavalcando le controparti firmatarie e mettendo in discussione quel diritto sancito dalla Costituzione”. Lo ha detto ieri il segretario confederale Cgil, Vincenzo Colla,  ai microfoni di “Italia parla”, la rubrica quotidiana di RadioArticolo1.

La modifica di cui si sta parlando riguarda i giorni di tregua fra uno sciopero e l’altro che vengono portati da 10 a 20: “Sembra una cosa da niente, se uno la guarda da esterno. In realtà, portare l’intervallo a venti giorni vuol dire che restano alla fine solo 10 giorni l’anno per poter scioperare per trenta sigle sindacali. In pratica, non c’è più la garanzia del diritto di sciopero: si tratta di uno sbilanciamento solo verso gli utenti. Di contro, al lavoratore cui l’azienda non paga da tempo lo stipendio o magari è stato aggredito sul lavoro, che facciamo, gli concediamo di poter scioperare fra sei mesi? Non può reggere una cosa di tale portata”, ha affermato il dirigente sindacale.
Il diritto di sciopero nei servizi pubblici è stato più volte messo in discussione negli ultimi cinque anni. “Penso all’assemblea sindacale convocata dai lavoratori del Colosseo, ai beni culturali, alla sanità. Un attacco anche allo Statuto dei lavoratori, al diritto al lavoro, ma se iniziamo a blindare anche la possibilità costituzionale del diritto di sciopero, ai lavoratori rimane solo la rabbia e uno scontro rispetto alla rappresentanza. Un esercizio che proprio non regge. La Costituzione aveva tutti i bilanciamenti, non a caso, abbiamo fatto una legge – la 146 del 1990 – che era un ottimo provvedimento, a detta anche dei sindacati europei, una norma voluta da Cgil, Cisl e Uil, che ovviamente garantiva anche gli utenti e stabiliva delle fasce orarie e dei servizi essenziali da rispettare”, ha continuato il sindacalista.
“Io non toglierei il diritto di sciopero, pensando che ci sono troppe mobilitazioni, perché lo sciopero è quanto di più innovativo, in quanto è la reazione più democratica e costituzionale che noi possiamo mettere in campo”. Oltretutto, un attacco al diritto di sciopero può essere lesivo per la nostra democrazia: “La 146 è una legge di rango costituzionale e se la si vuol modificare va fatto con una discussione parlamentare, non mediante un atto individuale della commissione di garanzia. Anche noi vogliamo risolvere il problema dell’effetto annuncio e della garanzia del diritto di sciopero legato alla rappresentanza. Abbiamo detto: facciamo un avviso comune sulla legge, ma non l’hanno voluto fare. Perché?”, si è chiesto l’esponente Cgil.
“È evidente che esiste la questione di chi indice lo sciopero. Nei servizi pubblici, i sindacati autonomi, che sono piccole sigle, rappresentano pochissimi iscritti e prenotano all’inizio dell’anno le giornate di sciopero. Il problema si risolve senza intaccare il diritto di sciopero con una legge di rappresentanza che mette in forma pubblica la certificazione della rappresentanza sindacale. Dunque, è il sindacato più rappresentativo – certificato da milioni di lavoratori – che ha diritto di scioperare prima di altri. Questa è la soluzione democratica che si allaccia all’articolo 39 della Costituzione. Facciamo una legge del genere e si sistema tutto. Invece, pensare di risolvere con dei regolamenti il diritto di sciopero vuol dire finire su un crinale pericoloso, su cui la Cgil dice no. Le libertà sindacali contro i poteri forti sono quanto di più importante esista nella storia democratica italiana”, ha aggiunto il segretario confederale.
A breve il sindacato andrà a un incontro con le organizzazioni firmatarie dell’accordo sugli scioperi nel tpl. “Per quanto ci riguarda, impugneremo la delibera della Commissione di garanzia, perché riteniamo metta in discussione il diritto di sciopero e sia un’imposizione, tanto più che arriva dopo un’importante intesa fra le parti. Non può essere questo il modo di agire di un’authority. Oltretutto la 146 è una legge che funziona: nel 2017 ci sono state solo 23 delibere negative di contrasto sugli scioperi, e dall’altra parte ci sono stati 840 scioperi in tutte le migliaia di enti soggetti a quella legge. Le agitazioni sono in netta diminuzione in Italia e in Europa. Quindi – ha concluso Colla –, attenzione a modificare le norme con una delibera che non risolverà nulla, anzi, parcellizzerà ancor di più le corporazioni sindacali nei luoghi di lavoro, quanto di più assurdo rispetto a trovare una soluzione vera sul diritto di sciopero”.

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